Andrea Pazienza in mostra a Roma con “Un segno indelebile”

E’ stata inauguata venerdì 4 aprile la mostra “Un segno indelebile”, dedicata al celebre disegnatore e fumettista Andrea Pazienza. La mostra è stata allestita presso la galleria dell’Associazione culturale “La Farandola”, nel quartiere di Centocelle a Roma.

Manifesti, scritti, pensieri, schizzi, appunti, video e fotografie, questo il prezioso contenuto della mostra, realizzata grazie al supporto della sorella di Andrea, Mariella Pazienza. Un percorso per parole e  immagini, dall’infanzia fino alla maturità, di uno degli artisti più geniali e controversi della scena underground bolognese del ’77, dove trascorse gran parte della sua gioventù.

Fondatore e collaboratore di riviste satiriche come Frigidaire - assieme a Vincenzo Sparagna -  e Il Male, Pazienza,  in arte Paz, rientra in quel creativo e frenetico movimento artistico che lo vide protagonista assieme a personaggi come Enrico Palandri, Freak Antoni, Francesca Alinovi, Filippo Scozzari,  Stefano Tamburini, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore e molti altri. E’ proprio nelle pagine di  Frigidaire che comparirà il suo personaggio più famoso, Zanardi.

Una mente geniale, spenta troppo presto in seguito ad una morta improvvisa nel 1988. Da allora, mostre, documentari, film sono stati realizzati per omaggiare questo giovane artista di origini marchigiane, amato addirittura dal presidente Pertini.

La mostra sarà aperta fino all’11 maggio: in quell’occasione, saranno istituite 10 borse di studio artistiche indirizzate alle scuole medie, superiori e agli istituti artistici del II, III, IV e V Municipio di Roma, per incrementare fra i giovani la crescita del senso artistico.

L’associazione “La Farandola” si trova a Roma, in via P.R. Pirotta, 95. L’ingresso è libero ma è consigliata la prenotazione per le scuole. La mostra è aperta dalle 10 alle 13 per le scolaresche, per tutti gli altri c’è l’orario pomeridiano dalle 15 alle 19.30. Maggiori informazioni sull’evento e sulle modalità per raggiungere la galleria le trovate qui.

Angela Iannone
Fonte: www.travelblog.it

Mostre a Roma Scuderie del Quirinale: Frida Kahlo

Frida Kahlo la ribelle, l’ocultadora, l’ironica pasionaria dell’arte, fu il simbolo dell’avanguardia e dell’esuberanza artistica della cultura messicana del Novecento.
La mostra alle Scuderie del Quirinale, presenta l’intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo i capolavori assoluti delle principali collezioni, raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Europa e Stati Uniti. Oltre 40 straordinari capolavori, tra cui il celeberrimo Autoritratto con collana di spine e colibrì del 1940, per la prima volta esposto in Italia, o l’Autoritratto con abito di velluto del 1926, dipinto a soli 19 anni ed eseguito per l’amato Alejandro Gòmez Arias, dove il suo collo allungato recupera l’estetica di Parmigianino e di Modigliani.

Una selezione di disegni completa il progetto, tra cui il Bozzetto per “Henry Ford Hospital” del 1932, il famoso corsetto in gesso che tenne Frida prigioniera negli ultimi, difficili anni della sua malattia e che l’artista decorò con una serie di simboli dipinti e, infine, alcune eccezionali fotografie, in particolare quelle realizzate da Nickolas Muray, tra cui Frida Kahlo sulla panca bianca del 1938 diventata poi una famosa copertina della rivista Vogue.
Il tema principale è, quindi, l’autorappresentazione che Frida elabora attraverso i linguaggi protagonisti delle varie epoche e che ci restituisce lo specialissimo significato che ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali.

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, anno di inizio della Rivoluzione, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán (Città del Messico). I suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata dal terribile incidente in cui fu coinvolta all’età di 17 anni, la sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che avevano portato alla Rivoluzione e che ad essa seguirono.
Attraverso il suo spirito ribelle, reinterpretò il passato indigeno e le tradizioni folkloriche, codici identitari generatori di un’inedita fusione tra l’espressione del sé, l’immaginario e i colori e i simboli della cultura popolare messicana.

Allo stesso tempo, lo studio della sua opera permette di capire l’intreccio delle traiettorie di tutti i movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico in quel tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all’Estridentismo, dal Surrealismo a quello che più tardi prese il nome di Realismo magico. Per questa ragione il percorso espositivo accoglie, accanto ai lavori di Frida Kahlo, anche una selezione di opere degli artisti attivi in quel periodo che hanno “vissuto” fisicamente e artisticamente vicino a Frida Kahlo. Dal marito Diego Rivera, presente con alcune opere significative quali, ad esempio, Ritratto di Natasha Gelman del 1943 e Nudo (Frida Kahlo) del 1930; ad una selezione di artisti attivi in quel periodo quali: José Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo e altri.

La mostra Frida Kahlo è parte di un progetto promosso da Roma Capitale e dalla città di Genova: l’esposizione alle Scuderie del Quirinale indaga Frida Kahlo nel suo rapporto con i movimenti artistici dell’epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere. Mentre la mostra, Frida Kahlo e Diego Rivera, che si terrà al Palazzo Ducale di Genova, dal 20 settembre 2014 al 15 febbraio 2015, prosegue il racconto, analizzando l’universo privato di Frida, un universo di grande sofferenza, al centro del quale sarà sempre il marito Diego Rivera, in un rapporto che lascerà enormi tracce nella sua arte. – See more at: http://www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-frida-kahlo#sthash.s5rY4hGO.dpuf

20 marzo - 31 agosto 2014
a cura di Helga Prignitz-Poda
Fonte: www.scuderiequirinale.it

Il pittore del mare e delle onde. Turner a Greenwhich

Nessun altro soggetto come il mare ricorre così spesso nell’opera di J.M.W. Turner (Londra, 1775-1851), e ciò non sorprende, dato che l’artista trascorse la maggior parte della propria vita viaggiando per le coste inglesi e dell’Europa continentale e pescando sulle rive del Tamigi. Notoriamente, si fece legare all’albero di una barca durante una tempesta per poter meglio catturarne l’essenza in pittura.

La mostra al National Maritime Museum raccoglie numerose tra le più importanti opere di Turner che hanno come soggetto il mare e le contestualizza nella tradizione paesaggistica a tema marino sia inglese che internazionale. Le opere provengono dalle vicine National Gallery e Tate Britain, ma anche da istituzioni come Yale Center for British Art, British Museum, Metropolitan Museum of Art, Royal Collection Trust, Calouste Gulbenkian Foundation, Lisbon and National Gallery of Art, Washington e dallo stesso National Maritime Museum.

L’esposizione copre temporalmente tutta la carriera di Turner, cominciando da Naufragio di una nave da trasporto, raffigurazione di una tempesta per mare ispirata ai resoconti giornalistici dell’epoca sul naufragio di una nave mercantile. Nonostante la rappresentazione sia immaginaria, la potenza delle onde e la disperazione dei passeggieri non potrebbero essere più reali e violenti. La composizione non ha un centro e lo spettatore è trascinato nel turbine acquatico da furiose pennellate in tutte le direzioni, senza speranza di avvistare la terraferma.

Non solo tempeste: Turner era un maestro nel rappresentare il mare in tutte le condizioni e aveva particolare attenzione per le attività e il lavoro degli uomini di mare. Pescatori, marinai e cacciatori di balene popolano i dipinti, ad esempio il peschereccio nel canale della Manica in Pescatori in mare” del 1796 o la caccia alla balena in La baleniera del 1845 (in quest’ultimo dipinto la rappresentazione è sempre più astratta e le onde prendono il soppravvento). Molte anche le opere a soggetto storico, tra cui la piu grande, per dimensione e fama, fiore all’occhiello del National Maritime Museum e unica commissione royal dell’artista: la Battaglia di Trafalgar del 1823-24.

Allievo di Joshua Reynold alla Royal Academy, Turner si affermò velocemente come il valido successore di prestigiosi pittori del mare, da Willem van de Velde il Giovane in Olanda, Claude-Joseph Vernet in Francia e Thomas Gainsborough in Inghilterra (esposti in mostra alcuni dipinti di questi ed altri artisti). Ma la sua visione lo portarono ben oltre, fino ai meravigliosi paesaggi astratti degli ultimi anni.

Un importante contributo della mostra è l’esposizione della collezione di schizzi e acquarelli preparatori, provenienti dalla Tate, che Turner aveva raccolto nel suo Liber Studiorium e che, oltre a essere sublimi in sé, fanno luce sul processo artistico e intellettuale dell’artista.

Gaia Penteriani

fonte: www.artribune.com

Riflessi di Fabio Maggio

Questo quadro richiama la pittura figurativa e pittorica, che ha nel Rinascimento, Barocco, Realismo, Impressionismo, Fotorealismo e Iperrealismo, le manifestazioni più varie, dove un fondo materico convive con le figure umane in un processo creativo personalissimo.

E’ stato realizzato da un mio caro amico, Fabio Maggio. Il Maggio nasce a Foggia, nel luglio del 75. Descrivere la personalità di questo artista è puro divertimento, sia sotto il profilo umano che artistico. Lui possiede una carica vitale che trasmette a chi gli sta accanto, dal carattere gaio ed estroverso, sembra divertirsi in ognuna delle sue molteplici attività, passando dalle scene di un corto, alla tavolozza dei colori con grande maestria.

E’ un fervido amante della vita in tutte le sue forme ed un inguaribile ottimista, fermamente convinto del fatto che ognuno di noi è il solo artefice del suo destino e tinge la sua tela a seconda dei colori che attrae col pensiero, in parole povere, i nostri pensieri, altro non sono, che un progetto che demandiamo all’unico artefice possibile, l’Universo. Ed in particolare su questa tela prende forma con estro e talento il pensiero del Maggio.

Nel momento in cui l’uomo prende consapevolezza di ciò che è, e di ciò che vuole, diventa padrone assoluto della sua vita, ne diventa il timone, la dirige là dove vuole, e sceglie ciò che vuole essere. Ma prima di approdare a questa consapevolezza, lo aspetta un percorso lento e incerto, fatto di passi avanti e passi indietro, di scivoloni e cadute, per poi maturare quella consapevolezza tangibile, quasi materica, appunto, che è quella di essere ciò che si è scelto di essere, e dimenticare che esista anche solo la possibilità di essere vittime degli eventi della nostra vita.

Ebbene, questo è il viaggio intrapreso dal Maggio in questo quadro, dove egli sceglie la donna, con una fisicità sensuale e dirompente, che poco a poco assume forma e contorno, Questa figura femminea che appare quasi scolpita, si delinea  sinuosa e spigolosa in un gioco di chiaro-scuri d’effetto; predominano le tinte forti, un nero energico, quasi calcato ad imbrattare di colore la tela, la scritta che si legge in alto a sinistra è il messaggio del Maggio “Choose your life“, scegli chi vuoi essere e sii protagonista della tua vita.

Questa figura di donna, che non ha volto, per scelta del Maggio, per il solo motivo che sta ad ognuno di noi vederci la donna che vuole figurarsi, è quasi graffiata sulla tela, ha lo spessore di un bassorilievo, il colore si accalca denso, grumoso, su se stesso, creando una fisica suggestione materica e chiaroscurale.

S’intravede una tradizione figurativa e colta, dove l’impulso all’istinto pittorico prende il sopravvento, da vita ad un blocco plastico, ad un’architettura umana di tinte forti e forme, si assapora osservando il quadro, un’intensa drammaticità evocativa che la donna esprime nell’appoggiarsi al muro che la riflette, perchè il percorso nella consapevolezza è duro e stancante, il suo sguardo però vi è sempre fisso e rivolto, e poco a poco, in un gioco di bianco e nero il profilo assume contorno e si delinea, così come si delinea la sua consapevolezza di donna, che è, sa e può.

La pittura qui è pathos, tensione emotiva, fatica, personalissima armonia delle forme, lotta continua tra la realtà nel quadro e il quadro nella realtà. Insomma il lavoro di Fabio Maggio rappresenta un processo di livello sistemico che inizia con uno stimolo e termina con una risposta : Choose your life! Nella tela il colore ha un ruolo chiave per giungere allo scopo che il Maggio si è prefissato, infatti è di una consistenza tangibile, corporea, ha peso, quantità, spessore, oggetto.

Lo spessore tende a dissolvere i contorni figurativi in un’erosione di colore lenta, sfumata, in un agglutinarsi indistinto di colore, materia e figura umana.

Recensione di Emanuela Greco
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